Capitolo XXII

Un amore maturo

In una laboriosa provincia lucchese si svolge la trama di questo romanzo breve, che vede in scena diversi personaggi protagonisti in diversi ruoli ma amalgamati in una comune ambientazione caratterizzata dagli stretti rapporti di affetto e dal lavoro. Le tematiche aziendali e della scuola ritornano qui come tipiche del vissuto di Aldo Carpineti, che non rinuncia a traghettare nei propri scritti esperienze attuali e passate della propria vita. Romanzo di costume anche questo informato alla quotidianità ed alle relazioni fra le persone, spesso complicate dalle vicende di questo o quell’altro personaggio ma redirette poi ad un lieto fine generale. Il mondo di oggi, le tensioni di chi lo vive nella varietà delle situazioni che offre pur nella tradizione di un’etica di fondo che non abbandona mai lo svilupparsi del racconto.

Aldo Carpineti

Aldo Carpineti
È nato a Genova il 12 ottobre 1949. Dopo la gioventù genovese, liceo Classico e laurea in Giurisprudenza ha fatto del cambiamento un modo di vivere; si è spostato per lunghi periodi nel Veneto e nelle Marche, tre anni a La Spezia, sedici in Toscana, per poi fare ritorno ogni volta alla vegia Zena. Prima sottotenente di vascello in Marina, poi funzionario aziendale nelle relazioni industriali, è stato anche manager di gruppi professionisti di musica classica, barocca, jazz. Ha pubblicato Stanzialità e Transumanze (2003) riflessioni in epigrammi su argomenti di varia natura, Finestre su Paesaggi Miei (2004) due racconti di cui il secondo è un noir, La casa con le vetrate (2006), Un amore Maturo (2012). Fra tutte le cose che fa abitualmente non c’è nulla che gradisca quanto sedersi al tavolino di un caffè o di un ristorante in compagnia della figlia Giulia.

Newsletter

Ott 9

Capitolo XXII

Capitolo Ventiduesimo

di Aldo Carpineti

capitolo xxii

Fu una conseguenza naturale che Agata cominciasse a incontrare Ezio con frequenza crescente. Li legava la recente conclusione dei loro rapporti sentimentali e molti aspetti del modo di vivere e di vedere le cose: le presenze della insegnante in trattoria diventarono quasi quotidiane.

A Prato dove quest’anno si recava in treno per le maturità facendo la pendolare, Agata dovette lottare con un Preside molto rigido che, contro il volere non solo di lei ma anche di gran parte degli altri professori, voleva bocciare un’alta percentuale di ragazzi. Era una persona con cui era difficile discutere, convinta che se i giovani trovavano qualche difficoltà sulla loro strada questo non poteva far loro che del bene. Lo schieramento quasi unanime dei professori, interni ed esterni, valse ad evitare inutili ed ingiuste stragi fra gli studenti. La sera Agata raccontava queste vicende scolastiche a Ezio, il quale commentava quasi sempre a favore dei ragazzi, memore di una sua esperienza scolastica, ormai tanti anni addietro, in cui una troppo cospicua rappresentanza dei professori non era riuscita a far amare la propria materia agli allievi, causando molti esodi dalla scuola, e fra questi anche il suo. In realtà Ezio aveva abbandonato gli studi perché desideroso di fare qualcosa di più concreto e pratico, ma il tempo passato e non più di una o due figure di insegnanti scarsamente stimati avevano trasformato alla sua memoria le reali ragioni del suo abbandono. Restava il fatto che lui, a parte la passione per la storia, aveva sempre cercato di colmare le proprie lacune nei modi più opportuni, attraverso la lettura di libri di varia natura e scegliendo articoli nelle pagine culturali dei quotidiani. E questo intento gli faceva onore anche agli occhi di Agata che lo stimava, oltre che per il carattere positivo e cordiale, anche dal punto di vista della volontà apprezzatagli di migliorare se stesso in senso umano ed umanistico

L’abbonamento al seggiolino accanto a quello di Agata all’ippodromo Sesana di Montecatini venne quasi senza eccezione utilizzato da Ezio. Ed anche al di fuori di queste occasioni i due si cercavano e passavano ore assieme per fare lunghe conversazioni; parlavano spesso di Maritza e della sua vita difficile, della continua ricerca di un equilibrio mai raggiunto; nei pomeriggi liberi facevano passeggiate anche fuori le mura o nelle vicinanze della città: visitarono, benché le avessero in parte già viste ognuno per conto proprio, diverse antiche ville fra quelle, splendide e fastose, che si trovano nella Piana. Conobbero diversi degli agriturismi presenti in Toscana, nella provincia di Pistoia come in quella di Arezzo e di Grosseto, posti a volte vicini agli abitati a volte quasi eremitici; vi passavano gradevoli fine settimana facendo conoscenza con gente originale in ambienti internazionali, che inducevano alla genuinità nei rapporti fra le persone. Nella seconda metà di agosto si trattennero in Liguria e a Genova in particolare, una città spesso turisticamente sottovalutata se si hanno presenti le sue chiese ed i suoi splendidi palazzi quattrocenteschi nonché i musei della via Garibaldi e le frequenti esposizioni artistiche. Non dimenticarono neppure una puntata in via del Campo, resa celebre dall’omonima canzone di Fabrizio De André e un assaggio della focaccia col formaggio di Recco.

La reciproca compagnia conobbe momenti così intensi che ne nacque un’intesa matura e consapevole che si trasformò presto in reciproco, profondo sentimento d’amore. Agata non si chiedeva quanto questo rapporto sarebbe durato: gli riconosceva le caratteristiche di un amore maturo e ne godeva gli aspetti preziosi senza domandarsi per quanto tempo le sarebbe stato concesso di continuare a vivere in questo stato di appagamento dell’animo. Da parte sua Ezio non aveva mai pensato, fino ad allora, che il destino gli avrebbe riservato una donna unica come Agata e, adesso che era arrivato ad averla, viveva giornate ricche di pacata gioia e pienezza interiore. Per loro ogni giorno riservava qualcosa di nuovo che li faceva riscoprire più uniti e concordi che mai, utili a sé e agli altri, vicini anche nelle ragionevoli diversità di vedute che ci potessero essere sulle quotidianità contingenti e capaci di parlarne, rispettando il punto di vista dell’altro. E, sopra ogni cosa, una stima reciproca a proposito della quale nessuno dei due aveva mai bisogno di dubitare. Una unione che suscitava nella gente ammirazione, invidia, desiderio di emulazione; in molti anche speranza di aiuto.

Tanto che, durante una serata insieme, lui arrivò a proporle: “So bene che hai idee tue circa l’ipotesi di nuove convivenze, dopo la fine del tuo matrimonio; tuttavia ti vorrei chiedere che penseresti di cercare un appartamento grande in centro, qui a Lucca, per vivere insieme. Ciò non impedirebbe a ciascuno di noi di conservare la propria casa attuale; ognuno ha bisogno di rimanere solo, qualche volta”. “Ci sto pensando anch’io, Ezio, ci sto pensando. Ti darò una risposta”.

© Riproduzione riservata

Commenti
Lascia un commento

Nome:

Indirizzo email:

Sito web:

Il tuo indirizzo email è richiesto ma non verrà reso pubblico.

Commento: