Emozione e azienda, emozione e lavoro binomi ammissibili? sì, anzi auspicabili

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Emozione e azienda, emozione e lavoro
binomi ammissibili? sì, anzi auspicabili

Quanto l'aspetto emotivo può utilmente entrare fra le mura aziendali

di Aldo Carpineti

Serata di lavoro
Serata di lavoro

Fino a pochi decenni or sono si riteneva che il manager dovesse essere un freddo e il più possibile così anche i suoi collaboratori. L’azienda esigeva un comportamento misurato, se si provavano emozioni non le si doveva lasciar trapelare. Tutti di un pezzo. Probabilmente per dare l’impressione di poter risolvere con prontezza e senza coinvolgimenti personali le diverse contingenze che si potessero presentare, anche da un momento all’altro.

Queste esigenze comportamentali oggi paiono molto meno sentite, molto meno attuali. Si riconosce in genere che anche gli aspetti emotivi possano entrare in azienda nella considerazione che la personalità di un uomo e di una donna non sono entità di volta in volta trasformabili a seconda dell’ambiente che in diversi momenti si frequenta.

Non a caso il termine Personale anticamente usato è stato sostituito con quello più moderno di Risorse Umane che richiama, appunto, gli aspetti umani dei facenti parte la popolazione aziendale. La pienezza della condizione umana, dunque, anche in azienda può avere ingresso e riconoscimenti.

Ciò è tanto più vero se si ha mente ai benefici che un atteggiamento entusiasta può suscitare tanto sul lavoro proprio quanto su quello degli altri. La funzione trainante di queste personalità in un gruppo appare evidentemente positiva.

Ma non è tutto qui. Liberare le proprie emozioni, soprattutto quando esse possano essere condivise dagli altri, permette il raggiungimento di una condizione completa rispetto alle potenzialità dell’animo, totalizzante e, infine, capace di una espressione che la repressione emotiva comprime e riduce.

Posto comunque che si deve essere capaci di controllo e gli atteggiamenti sgangherati e troppo pittoreschi non sono ammessi né in azienda né fuori, resta il fatto che uno stato mentale libero dà luogo a libertà di espressione ed anche di contatto maggiore e più adeguato; in conclusione, di relazioni più soddisfacenti.

Le tecniche aziendali hanno messo a punto uno strumento funzionale all’utilizzo più confacente delle proprie emozioni: è il coaching, una specie di formazione individuale che agisce sugli aspetti psicologici da una parte e su quelli professionali dall’altra e che ha lo scopo di rendere chiare al soggetto tutte le proprie skill positive, anche quelle che possano essere nascoste o per varie ragioni non utilizzate. Attraverso questi interventi il coach mira a far scattare nel coachee quella scintilla che gli permetta di essere una persona migliore, dal punto di vista umano e da quello professionale e lavorativo. Una pratica per cui è assolutamente necessario il consenso di chi vi si sottopone e che richiede elevate preparazioni nel coach sia dal punto di vista della conoscenza delle dinamiche psicologiche sia di quelle aziendali.

Il risultato è una più completa attitudine a conoscere se stessi e, conseguentemente, ad una migliore efficacia del proprio lavoro in termini qualitativi. Una finalizzazione che può trovare d’accordo tanto le aspettative del lavoratore quanto quelle del datore di lavoro. In altre parole si può dire che benessere del lavoratore e migliore produzione possono andare di pari passo. 

Sabato 12 settembre 2020

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