ignorarlo è semplicistico

Il calcio oggi: un fenomeno sociale ma

soprattutto rimane un gran bel gioco

Muove tante persone, tanti interessi, è l'esempio di un certo mondo

di Aldo Carpineti

Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo

Siamo dell’idea che il calcio oggi sia un fenomeno sociale, lo abbiamo ripetuto più volte; pertanto chi non lo segue si perde una grossa fetta della realtà e del mondo di oggi. Il calcio muove tante persone, sia come addetti ai lavori sia come appassionati, muove tanti soldi, può rappresentare un riscatto per molti che sono nati in quello che una volta si chiamava terzo mondo. Lo si faccia per disattenzione o per snobismo, ignorarlo è un atteggiamento semplicistico.

Ma soprattutto rimane il gioco più bello del mondo, come qualcuno opportunamente lo ha definito tanti anni fa. Posto che i giochi di squadra generalmente sono più spettacolari di quelli individuali (non è un regola ferrea, anche il singolo di tennis può essere entusiasmante) perché sono più elaborati e sono caratterizzati dalla partecipazione di più persone alla stessa azione, il calcio crea continuamente condizioni nuove e irrepetibili, mai capita che una fase di gioco possa essere uguale o simile ad un’altra. Anche l’essere giocato su un’area vasta, di grandi dimensioni, e da ventidue persone contemporaneamente aggiunge stimoli di interesse che altri sport non presentano. Tanto che anche i personaggi di contorno sono presenti in maniera partecipativa ed essenziale. L’arbitro, i guardalinee, il pubblico stesso sono elementi dei quali il gioco stesso non può privarsi.

Chi è presente nell’area del calcio, poi, da qualche tempo a questa parte, è entrato e spesso è protagonista del gossip, delle cronache rosa, del costume di quest’epoca. Uomini come Cristiano Ronaldo, Bobo Vieri, Gianluigi Buffon appartengono al nostro tempo non soltanto come sportivi ma anche come rappresentativi di un certo mondo che, nel bene e nel male, ha una presenza sulla vita pubblica, sui giornali, sull’esempio stesso che costituiscono per gli altri, segnatamente per i giovani di oggi.

Anche se non sempre è così. Qualche giorno fa ho sentito una mamma lamentarsi perché il figlio diciannovenne ha abbandonato il calcio, dove era una promessa, per dedicarsi agli studi universitari di Economia e Commercio. L’inversione dei ruoli: e questo è francamente un po troppo. Il figlio qui ci pare più saggio della genitrice. Ma si può anche non essere d’accordo…  

Sabato 12 gennaio 2019