L'arte giapponese di riparare le ferite

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il gioco della vita raccontando l'imperfezione

L'arte giapponese di riparare le ferite

La cicatrice ha un'accezione negativa se non vissuta.
Una frase di Anna Magnani che raffigura perfettamente questo concetto rivolta al suo truccatore fu: lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire

di Antonella Vella

Cocci
Cocci

Una storia singolare che risale al quindicesimo secolo quando un famoso generale giapponese, allora in auge, ruppe la sua tazza da tè preferita e la inviò in Cina per fa sì che potesse essere riparata. Allorchè giunse in patria, gli fu restituita con diversi evidenti punti metallici, utilizzati per unire i pezzi rotti. Non soddisfatto del risultato ottenuto diede il compito ai suoi artigiani e vasai i quali riempiendo le linee di frattura con oro od argento liquido crearono un pezzo assolutamente unico.

La riparazione con questa tecnica rende l’oggetto esclusivo ed irripetibile e fornisce spunti di riflessione e di meditazione per trarre beneficio anche da un accadimento che può rappresentare la fine di un oggetto proprio perché rotto e non più originale, come alla sua nascita.

Il Kintsugi, letteralmente riparare con l’oro, insegna a valorizzare i momenti di debolezza, di difficoltà, di ferite che il cammino esistenziale pone come naturali ostacoli ed a non celare queste crepe, a non mimetizzarle, ma a valorizzarle attraverso l’elaborazione. Dai segni e dalle imperfezioni può nascere una forma maggiore di rispetto e di dignità come una sorta di rinascita di maggior potenza ed energia. La fine di un oggetto attraverso la sua rottura diventa l'essenza della resilienza: concetto che indica la capacità di far fronte, in modo positivo, ad eventi traumatici, di ricostruirsi restando sensibili senza alterare la propria identità.

Cicatrici che curano l’anima, diventano, quindi, punti di forza, di bellezza ed impreziosiscono l’imperfezione come forma più potente di unicità.

Da tutto ciò possiamo trarre spunto per comprendere che abbiamo la possibilità di guardare oltre, senza cancellare il nostro vissuto sofferto e burrascoso, ma facendolo nostro per imparare da esso.

Imparare a far tesoro dei nostri segni per affrontare al meglio il nostro presente accogliendo questa lezione simbolica per ricongiungere le linee infinite dell’esistere.

Ognuno di noi porta sulle proprie spalle un bagaglio d’esperienze negative che possono guarire con il tempo, ma che lasciano sicuramente ricordi annullati, spesso, con un’amnesia di tipo selettiva.

Gli accadimenti del nostro passato siamo noi ed essi determinano in modo assoluto il nostro essere caratterizzando la nostra individualità.

Se abbiamo la capacità di non utilizzare maschere per coprirci, nascondendo chi siamo veramente, possiamo cambiare, mutare il corso degli eventi a nostro vantaggio. Le ferite ci formano caratterialmente, determinano la nostra storia, ma noi possiamo avere la volontà e la forza di trasformarle in qualcosa di veramente magnifico.

Per cicatrizzare occorre guardare al presente ed il presente, respirare a pieni polmoni e rendere linfa vitale ogni nostra trasformazione che ci rende vivi e preziosi come l’oro del Kintsugi.

Il mondo spezza tutti e poi molti sono forti proprio nei punti spezzati. ( E. Hemingway)

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Domenica 24 marzo 2019

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