Musica e natura nel mondo classico. Un viaggio tra note, pause e silenzi

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Genova | EMOZIONI E SENTIMENTI A CONTATTO CON UN OPERA MUSICALE

Musica e natura nel mondo classico
Un viaggio tra note, pause e silenzi

Vivaldi e Beethoven: due musicisti di fronte al mistero dell'infinito

di Lorenzo Osta

Paesaggio naturale con note musicali
Paesaggio naturale con note musicali

Molti musicisti del periodo cosiddetto classico (1500-1800 circa) hanno composto brani che si collegano a fenomeni naturali nelle loro più svariate forme. La musica classica è ed è sempre stata una musica suonata con strumenti prodotti prevalentemente con materiali naturali (legno in particolare). Il musicista classico descriveva la natura per ritrovare in essa il proprio mondo interiore, suscitando forti emozioni nei suoi ascoltatori. Essi, tramite l'ascolto, potenziavano ed arricchivano le loro esperienze passate. Ogni opera, infatti, rifletteva la situazione psicologica, culturale, sociale e l'ambiente in cui era vissuto il compositore. La musica veicolava un significato preciso così come avviene con la parola. Essa, che sia scritta o tramandata oralmente, antica o moderna, colta o popolare, ha sempre mostrato una forte predilezione per le rappresentazioni di paesaggi e di eventi atmosferici quali piogge o tempeste, terremoti o temporali fino addirittura alla evocazione ornitologica o dell'origine del mondo.

In passato il ruolo della natura nella musica era puramente ispirativo. Un grande artista in tal senso, appartenente al periodo tardo barocco, è il veneziano Antonio Vivaldi (1678-1741). Molte sue opere nascono, infatti, dall'osservazione della natura e mirano ad imitare gli animali ed i suoni dell'ambiente. Al fianco di questi, un altro esempio illustre di atmosfere naturalistiche nella musica classica è la VI Sinfonia per orchestra di Ludwig van Beethoven (1770-1827): la Sinfonia n. 6 fu composta tra il 1807 e il 1808. Il compositore a quell'epoca passava molto tempo in campagna e ne era affascinato. Diceva infatti: Chi potrà mai esprimere tutto questo? In antitesi rispetto a Vivaldi, l'intento del compositore tedesco nel rievocare la vita campestre vuole suscitare emozioni e sensazioni - com'era proprio del Romanticismo. Lo si evince anche dalla annotazone che Beethoven apportò nella parte del primo violino: più un'espressione di sentimento che una rappresentazione pittorica.

Beethoven trovava la sua pace nel contatto con la natura. Le sue esperienze agresti confluirono nella creazione di questa stupenda sinfonia, composta da cinque movimenti, nei quali la musica evoca immagini di uomini in mezzo alla natura ed allegri contadini, ma anche di animali nei pressi di un ruscello ed eventi atmosferici come una tempesta imprevista o temporale, terminati i quali tutto il creato ringrazia il Signore. Il pensiero, infatti, del compositore era quello di avvicinare l'animo dell'uomo alla natura. Egli si inchina di fronte alla bellezza del mondo per poi essere innalzato fino al suo Creatore. I singoli movimenti della suddetta sinfonia possono essere riassunti come segue: 1°) il primo tema è dolce ed è tratto da un canto popolare croato a sfondo campagnolo e propone la tematica del risveglio dei sentimenti all'arrivo in campagna.
2°) scena al ruscello è una scena molto incentrata sul paesaggio bucolico. I personaggi sono gli uccellini il cui canto è imitato dal flauto, oboe e clarinetto. A detta del compositore questi straordinari uccelli prendevano parte alla composizione stessa. 3°) scena dei campagnoli caratterizzata dall'arrivo dei contadini danzanti ai suoni di pifferi e cornamuse che si accingono a partecipare ad una festa campestre. 4°) temporale imprevisto che scatena una tempesta. Il suono del tuono è espresso dai timpani, dalle trombe e dai tromboni che innalzano i suoni della tempesta fino al ritorno alla calma. 5°) canto pastorale apre il movimento con sentimenti di gioia per la ritovata serenità dopo la tempesta. L'atto finale è esaltato dal flauto che gioisce per il temporale terminato e riporta l'uomo al dialogo con la natura e al suo lieto risveglio nella campagna.

In definitiva la natura per Beethoven era fonte d'ispirazione nonchè una proiezione aspirante dell'anima verso l'ignoto e l'infinito come dimostra una frase dai suoi appunti: Come sono contento di errare tra boschi, foreste, alberi e rocce! Nessuno ama la campagna come l'amo io. L'artista parla simbolicamente dell'interiorità delle cose. Ciò che fa bella un'opera non è la forma, ma l'essenza, lo sguardo, l'espressione del maestro.
La natura è fonte di pace e di silenzio, quel silenzio che è tipico della musica e che viene definito artisticamente come lo spazio che si trova tra le singole note. Questo silenzio è importante come i vuoti di colore per un pittore e le pause in una conversazione. In musica si ritiene il silenzio una forma d'espressione: i musicisti amano il silenzio più di chiunque altro e sanno che una pausa al posto giusto e della lunghezza giusta vale più di mille note. I grandi compositori non ostentano mai il loro talento, non scrivono per esaltare le proprie qualità, ma danno senso ad ogni nota che suonano e che creano.
Sul rapporto musica e silenzio mi permetto di consigliare un libro dal titolo Silenzio (2014) di Mario Brunello, violoncellista di grido in attività e docente all'Accademia Chigiana di Siena di violoncello, che ama portare la musica in svariati luoghi del mondo anche poco tradizionali. Il silenzio è mistero, spazio infinito che non si può controllare. Senza silenzio non ci può essere armonia e libertà di pensiero, ossia non può esserci musica.

Mercoledì 17 aprile 2019

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