Se c'è rimedio di che ti preoccupi? Se non c'è rimedio di che ti preoccupi?

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una filosofia delle estreme conseguenze

Se c'è rimedio di che ti preoccupi? Se
non c'è rimedio di che ti preoccupi?

Un anziano uomo di mare viareggino pronunciava spesso questa frase

di Aldo Carpineti

Mulino
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La pronunciava in lingua spagnola, nella quale io non saprei trascriverla. E così aveva ancora più effetto.

Un concetto che può sembrare logico, saggio e pacato. Ma in realtà non sempre non esserci rimedio può tranquillizzare. Sono le conseguenze del non esserci rimedio che possono destare apprensioni: non c'è rimedio, dunque che cosa avverrà? Che sarà di me?

Per fortuna questi interrogativi non sono frequenti. generalmente il rimedio alle cose si trova, o se proprio non c'è niente da fare non è detto che le conseguenze siano quelle estreme.

Rassegnarsi al peggio non è mai bene. Anche nelle tenebre più fitte, spiragli possono sempre sopraggiungere. Ed allora val la pena di attaccarsi a quelli, lavorarci sopra e recuperare pian piano speranza e consapevolezzza positiva. 

Il contatto con gli altri spesso ci può rassicurare. Il renderci conto che negli altri c'è ancora disponibilità verso di noi ci può fare entrare nell'ordine di idee che non tutto è perduto che ci sono ancora vie d'uscita anche alle situazioni che sembrano più compromesse.

Tutti forse nella propria vita si trovano ad affrontare prima o poi momenti del genere. L'affrontarli ripetutatamente può far sì che siamo più preparati ad uscirne, che abbiamo armi più affilate per sconfiggere anche i draghi peggiori. Anche in questi casi l'abitudine e l'allenamento sono di giovamento determinante. 

Anche i mulini più vecchi e scassati, se tarati al punto giusto, riprendono il proprio giro. E tempi migliori possono essere a portata di mano.

Mercoledì 7 agosto 2019

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