Un ciclo di incontri al Palazzo Ducale. Superba bellezza capolavori genovesi

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Genova | a partire dal 1 di marzo

Un ciclo di incontri al Palazzo Ducale
Superba bellezza capolavori genovesi

Di volta in volta verranno prese a motivo di conversazione opere d'arte

di Aldo Carpineti

Margherita di Brabante - Pisano
Margherita di Brabante - Pisano

Le Meraviglie artistiche di Genova 

Inizia giovedì 1 marzo il nuovo ciclo d’incontri dedicato ad alcuni capolavori che fanno parte del patrimonio artistico culturale di Genova.

L’aggettivo superbo ha nella lingua italiana vari significati: spesso definisce chi è pieno di sé, ma vale anche per ciò che è eccezionale per splendore o magnificenza.

In questa seconda accezione Genova è Superba.

E superba è la bellezza del suo patrimonio artistico che verrà illustrato nel corso di questo ciclo di conferenze riguardanti sei capolavori conservati a Genova e prodotti da grandi autori – da Giovanni Pisano e Antonello da Messina fino ad Antoon Van Dyck e Giulio Monteverde – di tradizioni culturali e di epoche diverse.

A cura di Piero Boccardo e Marco Carminati

1 marzo

Clario Di Fabio

Un’imperatrice a Genova: il monumento funebre di Margherita di Brabante di Giovanni Pisano

Questo gruppo scultoreo, conservato oggi nel Museo di Sant’Agostino, è una di quelle opere d’arte davanti alle quali nessuno resta indifferente: realizzato a settant’anni da uno dei più straordinari e originali scultori di tutti i tempi, Giovanni Pisano faceva parte di un complesso monumentale che oggi è perduto, ma che è possibile, se non ricostruire, rievocare. Il volto, affascinante e vivido, che lo scultore presta alla regina è un ritratto, ma di un tipo molto diverso da ciò che oggi noi intendiamo con questo termine. Un capolavoro che consente inoltre di raccontare una storia avvincente in cui si susseguono trionfi e sconfitte, grandi speranze e gioie, e dolori profondi.

22 marzo

Serena Bertolucci

Rotte artistiche nel Mediterraneo: l’Ecce Homo di Antonello da Messina

Un piccolo dipinto su una tavola di legno: in apparenza la desolata disperazione di un uomo, in realtà il preambolo della vittoria più grande, uno sfondo assente che apre inaspettatamente verso una dimensione senza spazio e senza tempo, un nuovo realismo che diventa ideale, la pittura di uno che è in realtà la pittura di molti. Uno dei quadri più rivoluzionari della seconda metà del Quattrocento, che oggi è possibile ammirare alla Galleria Nazionale di Palazzo Spinola.

19 aprile

Maria Clelia Galassi

Genova e le Fiandre: il trittico dell’Annunciazione di JanProvoost

Nell’intimità di una camera ombrosa, dove Maria sta pregando alla luce fioca di una candela, irrompe la luce divina della colomba dello Spirito Santo, annunciata dall’arcangelo Gabriele. Con la perizia tecnica che contraddistingue i pittori fiamminghi e la raffinata dolcezza che gli è propria, JanProvoost, uno dei massimi artisti di Bruges all’inizio del Cinquecento, ha saputo fondere in questo dipinto la solennità del mistero divino nel suo compiersi con la semplicità dell’umana quotidianità.

3 maggio

Caterina Olcese Spingardi

Un’immagine vincente: l’Angelo Oneto di Giulio Monteverde

Tuttora nel Cimitero di Staglieno, ove fu collocato nel 1882 da Giulio Monteverde a commemorare un ricco commerciante e banchiere genovese, l’Angelo Oneto è un’affascinante e ambigua icona della sensualità e del mistero.
Angelo della morte – regge infatti la tromba del giudizio – per la sua androginia si differenzia dalle iconografie tradizionali, non alludendo neppure ad alcuna consolazione nell’aldilà. Alle apparenti pudicizia del gesto delle braccia e castigatezza della veste, che rivela, anziché nascondere, le forme del corpo, fa riscontro l’ostentata sicurezza della posa e dello sguardo, assorto, lontano e imperturbabile.

17 maggio

Franco Boggero

Un’opera corale: La cassa processionale del Corpus Domini

Immaginate una sorta di scatola di montaggio della quale si arrivi a modificare più di una volta, quasi nevroticamente, il progetto. Non tutti i pezzi che dovrebbero comporla sono davvero disponibili, e per alcuni si pensa addirittura a un diverso posizionamento; altre parti sono state dimenticate, altre ancora - non previste inizialmente - andranno senz’altro ripensate ex novo.

In fondo, è un po questa la storia di quell’imponente manufatto rinascimentale, la cassa argentea, col quale la Repubblica genovese decide di qualificare la processione del Corpus Domini.

L’operazione viene portata avanti tra Genova e Anversa, ma sarà un fràvego genovese, Luca Vigne, a dotare, nel 1612, del sospirato assetto definitivo un’opera al tempo stesso collettiva e discontinua; avviata addirittura nel 1553, con il sofferto e saltuario coinvolgimento di una buona decina di validissimi argentieri foresti.  

21 giugno

Piero Boccardo

Il cavaliere più ricco e più colto: Anton Giulio Brignole-Sale di Antoon van Dyck

Il ritratto equestre era, nell’Europa tra Quattro e Seicento un eccezionale emblema di status. Per retaggio dell’antichità classica, ovvero soprattutto dei modelli romani, era infatti pressoché riservato a capi di stato o grandi condottieri. Appena ventiduenne, Anton Giulio Brignole-Sale (1605-1662) non era né l’uno, né l’altro, ma vivendo in un regime repubblicano, dove non c’era un sovrano che se ne poteva adombrare, scelse questo tipo di effigie per far celebrare da Antoon van Dyck, uno dei più grandi ritrattisti della storia, le sue qualità sociali e intellettuali.

Martedì 20 febbraio 2018

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