artisti al monferrato classic festival
Le sculture di Andrea Armagni hanno la rara prerogativa di calarsi nello spazio di qualsivoglia luogo espositivo, come elementi antropo - zoo - fitomorfi che, con la loro presenza, sembrano voler teatralmente colloquiare con gli osservatori
di Maria Grazia Dapuzzo
I concerti del Monferrato Classic Festival in agosto sono in Vignale nella chiesa dell'Addolorata le domeniche pomeriggio alle ore 17,30.
Durante i concerti il pubblico potrà vedere le sculture dell'artista Andrea Armagni; pittore, scultore, grafico, nato a Torino nel 1949. Armagni inizia come professionista nel mondo pubblicitario nel 1964 nello Studio Armando Testa e nel 1967 si diploma alla Scuola Superiore di specializzazione Vigliardi Paravia di Torino come perito grafico.
Nel 1968 inizia la sua ricerca artistica e nel 1971, rientrato nello Studio Armando Testa, diventa direttore creativo, responsabile della linea «Grafica Editoriale». Dal 1975 prosegue in proprio la libera professione alternando l'attività professionale con quella artistica.
Andrea Armagni ha esposto nel luglio del 2022 nella mostra personale «Vegetali impossibili» a cura di Ivana Mulatero presso la Fondazione Peano in Corso Francia 47 a Cuneo.
Scrive Ivana Mulatero nel testo pubblicato sul catalogo generale della mostra personale «grandarte 2022 help humanity. ecology» per la triennale Cuneo Fondazione Peano: I quaderni di Andrea Armagni sono il primo ricettacolo di un affioramento ideativo su organiche superfici giallastre o bianco ocra, non fogli ma fibre di cellulosa la cui quintessenza rimanda ai taccuini per appunti artigianalmente assemblati. La carta, materia basica su cui si forma in lui l'attitudine di perito grafico alla Vigliardi Paravia - la prima scuola in Italia che si fonda nel cinquecentenario della nascita di Giovanni Gutenberg - mantiene nel tempo un fascino che accresce lo studio degli elementi grammaticali del campo visivo. Accadimenti non accidentali come un punto su un foglio diventano un universo di narrazioni e con esso anche la nascente società dei consumi, negli anni caldi della contestazione studentesca, trova una prima oggettuale e iconica ritualità con la fucina creativa di Armando Testa - meraviglioso il suo Punt e Mes con una rossa sfera e mezza magistralmente illuminata e astratta e nel contempo concreta sintesi di una goccia di liquore che cade - alla quale partecipa attivamente Armagni diventandone il direttore creativo di agenzia.
Grafica pubblicitaria, ideazione di copertine e manifesti, sempre a fianco di uno scandaglio in profondità delle pulsioni creative, mediante sperimentazioni con il colore fluido, gli inserti di carte fotografiche, la bi-tridimensionalità dei materiali. Una manualità che raccoglie il sapere del fare - a volte estratto dalla materia stessa - per raggiungere l'essenzialità visiva di una forma. Da novello Gutenberg, compone i singoli caratteri della sua multiforme opera con il gesto minimale che ripete all'infinito una texture di segni per simulare una pagina di una rivista, come estrae dalla natura le forze generatrici formali e narrative di una vegetazione impossibile e di un bestiario stralunato. Sono raccolte illustrate di vita vegetale spontaneamente creative e ironiche o variamente assemblate soprattutto in vetro in un prediletto verticalismo che vive di leggerezza poetica e di apparente instabilità.
Le sculture di Andrea Armagni hanno la rara prerogativa di calarsi nello spazio di qualsivoglia luogo espositivo, come elementi antropo - zoo - fitomorfi che, con la loro presenza, sembrano voler teatralmente colloquiare con gli osservatori. Nella loro veste più abituale, quel bianco - vernice traslucido e opalescente che amalgama i materiali più disparati, ha una fortissima valenza plastica che sembra mimare, accentuandoli, pose e atteggiamenti di attori in scena. Alla eleganza del «manufatto» in sè, si aggiunge poi una fervida intelligenza immaginativa, dimostrata da una acuta allusività dei titoli, che è frutto di una meditata e attiva conoscenza della storia dell'arte e del '900 in particolare, che ha fatto da supporto alla lunga e felice esperienza di grafico e designer condotta per anni nell'ambito torinese iniziando dall'agenzia Armando Testa.
L'assolutezza, concreta e fantasiosa, dell'abito mentale del designer, non è estranea, ma anzi va di pari passo, alla creatività limpida e, per molti versi venata di ironica surrealtà di Armagni, che, e questa non è condizione secondaria, si rivela anche un attento e meticoloso «realizzatore oggettuale» della propria opera.
Quest'anno Andrea Armagni espone nell'annuale Mostra d'Arte Contemporanea Fossili Moderni 2026 dal titolo «Il battito cardiaco della Terra e il suo respiro» a cura di Niccolò Calvi di Bergolo, Giuseppe Castelli e Maria Grazia Dapuzzo. La mostra, inaugurata in maggio al Castello di Piovera e in giugno nei Saloni Morano di Rosignano Monferrato, è stata prorogata per tutto il mese di agosto. In questa esposizione Armagni espone la scultura «Natura abbracciami, per sentire il tuo respiro...».
Le fotografie sono di Marco Petrino.
(Cliccare sulle foto per ingrnadirle).
Lunedì 3 agosto 2026