Come può influire sulla nostra economia regionale la crisi italo-francese oggi in atto

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Genova | economia ligure

Come può influire sulla nostra economia
regionale la crisi italo-francese oggi in atto

Ci riferiamo soprattutto alle difficili relazioni sui cantieri navali

di Aldo Carpineti

Cantieri Saint Nazaire
Cantieri Saint Nazaire

I nostri rapporti con i cugini transalpini non sono sempre stati idilliaci. Sarà perché i francesi non hanno mai smesso di considerarci i parenti poveri; sarà, più in generale, perché hanno conservato, in fondo al loro animo, quel concetto di grandeur parecchio in contrasto con la realtà dei tempi e con il principio stesso dell’Europa unita; sta di fatto che di tanto in tanto i loro comportamenti scontrano contro i nostri diritti e con il riconoscere che anche noi italiani, in fondo, abbiamo una dignità ed un amor proprio. Sono esempi recenti e certamente eclatanti i veti per i migranti al confine di Ventimiglia, ancor più il non dimenticato blitz militare (o, almeno, poliziesco) a Bardonecchia, in terra italiana.

Ed è cronaca di ieri e di oggi, in materia economico-politica, l’atteggiamento di Parigi nella questione  Fincantieri/Stx sui cantieri navali di Saint Nazaire. La società triestina, che ha una sede direzionale a Genova e diversi stabilimenti in Liguria, acquistò nell’estate del 2017 i Saint Nazaire da una società coreana in fallimento, aggiudicandosi così un nuovo tassello nel mercato della produzione mondiale di naviglio militare. La cosa non piacque al presidente Macron, appena eletto, che promosse una nazionalizzazione improvvisa dei cantieri provocando una situazione di scarsissima chiarezza dal punto di vista societario e da quello gestionale.

A distanza di più di un anno e mezzo da quegli eventi la spartizione dei diritti/doveri sull’unità produttiva che si affaccia sull’Atlantico è ancora materia di contendere fra stati ed anche fra società di diritto privato.

E non c’è dubbio che da questa contesa dipendano in parte non indifferente i destini economici della nostra terra di Liguria. Posto che la Fincantieri è oggi società leader nel mondo per la costruzione di navi di diversa destinazione, si può forse riconoscere che le vicende italo-francesi possano avere una rilevanza marginale sui programmi dello stabilimento cittadino di Sestri Ponente, da tempo dedicato per scelta ed attitudini alla produzione civile ed in particolare oggi alla costruzione di navi da crociera, mercato in continua espansione.

Discorso diverso per lo stabilimento rivierasco di Riva Trigoso e per quello del Muggiano a La Spezia. Centri, questi, predisposti tecnicamente alla produzione di navi militari, spesso anche in collaborazione fra loro. Riva Trigoso infatti dispone di uno scalo dal quale il guscio della nave viene varato e trasportato con un breve viaggio al Muggiano che dispone di comode banchine dalle quali è agevole provvedere all’allestimento.

Ora risulta evidente che, non essendo chiari i termini di gestione dello stabilimento di Saint Nazaire, anch’esso specializzato in costruzioni militari, le scelte politico-economiche dalla Fincantieri possano risultare a volte difficili da mettere in atto e da realizzare tempestivamente. E da questa indefinitezza e conseguente poca agilità nelle linee strategico-aziendali possano derivare conseguenze nei ruoli che gli stabilimenti liguri giocano sul mercato. Una posizione scomoda, dunque, nella considerazione, oltre tutto, che i tanti governi spostati a destra di questi ultimi anni prediligono linee di comportamento votate all’intensificarsi della forza militare e cosiddetta di difesa; è vero infatti che le previsioni per l’immediato futuro sono nella direzione di spese crescenti nella corsa agli armamenti generalmente di tutti i paesi a livello mondiale. Occorrerebbe perciò mostrarsi preparati ad una sfida che, come tutte quelle giocate in campo economico-produttivo, soprattutto a certi livelli di dimensioni, ammette poco margine di errore e di ritardo. 

Giovedì 24 gennaio 2019

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