Mario organizza dei Corsi ben riusciti. Ethel racconta una sua storia d'amore

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il romanzo breve tentatreesimo capitolo

Mario organizza dei Corsi ben riusciti
Ethel racconta una sua storia d'amore

La ragazza inglese narra di un giovane olandese conosciuto a StRaphael

di Aldo Carpineti

Ethel vista da Igor Belansky
Ethel vista da Igor Belansky

Capitolo trentatreesimo

Tu – disse Mario a Riccardo – hai una buona preparazione scolastica ma poca pratica nel mondo del lavoro. Io ti consiglierei di cominciare a dare delle lezioni individuali a giovani che frequentino la scuola superiore e vogliano essere seguiti nelle tue materie. Così cominci a farti una mentalità per affrontare poi l'insegnamento a dei gruppi in aula, e intanto tiri su anche qualche spicciolo. Pensaci, e poi dammi una risposta. Cosicché stabilirono che si sarebbero messi annunci su giornali specializzati in offerte di lavoro. Riccardo fu contattato da un allievo del quinto anno di ragioneria, tuttavia sembrava mordere il freno aspettando di dedicarsi ad incarichi più qualificanti. Mario, per parte sua, preparò un corso per lo svolgimento del quale aveva preso contatti con dei formatori romani: il titolo del corso era Dal cottimo alla direzione per obiettivi e riguardava due diverse tecniche di organizzazione del lavoro in officina. In quasi tutte le aziende italiane in quel periodo si stava passando, per accordi sindacali, da un sistema in cui il lavoratore veniva pagato in base al numero di pezzi prodotti o comunque in termini di quantità, ad un altro che si basava su una programmazione di obiettivi finali per unità lavorativa o squadra. I capi-operai, cioè il personale immediatamente preposto alle maestranze, aveva generalmente bisogno di istruzioni sulle tecniche di funzionamento dei nuovi sistemi e sui conseguenti metodi di guida del lavoro. L'insegnamento partì dai concetti elementari del cottimo per arrivare a criteri di pianificazione e sviluppo del lavoro di gruppo. La prima edizione del corso, organizzato su due settimane di cinque giorni ciascuna, interessò sei capi-operai di una azienda di produzione, installazione e manutenzione di impianti termomeccanici. A vitto e alloggio pensò la Casa di Morgex, fatta eccezione per il sabato e domenica centrali nel periodo, perché gli allievi, che venivano dalla parte occidentale della Lombardia, ebbero, per quei due giorni, la possibilità di rientrare alle loro famiglie. Il corso fu ripetuto su più gruppi della stessa impresa, a testimonianza della validità didattica dell‟ iniziativa e della riuscita della formula, e su diverse aziende, essendo la materia di interesse generale per molta parte della realtà produttiva nazionale. 

La società di Roma che aveva mandato i due docenti era, nel campo, fra le maggiori per prestigio e organici, ed averne ottenuto la collaborazione rappresentò per l'organizzazione di Mario e la Casa tutta un ottimo biglietto da visita. Mario che tramite il suo impegno nella formazione stava entrando in contatto con diverse società di consulenza sparse per il territorio nazionale, riceveva di tanto in tanto degli incarichi per interventi personali in aziende clienti in materia di sicurezza sul lavoro, in genere nel settore meccanico, ma anche in quello chimico ed edile: staccava una o più mezze giornate di ferie dall'Ispettorato, raggiungeva le imprese rimborsato di ogni spesa, svolgeva i propri compiti e riceveva compensi sempre di tutto riguardo. Finché, acquisite contemporaneamente una posizione di rilievo nel business consulenziale e, con l'impiego, una situazione contributiva sufficiente, andò in pensione dalla funzione pubblica e si dedicò interamente alla attività autonoma. Anna era a scuola tutta la mattinata e non intendeva occupare anche il pomeriggio in qualcos'altro di stabile perché preferiva mantenere il polso della situazione nella Casa. E la sua sensibilità, in parte innata in parte acquisita, le permetteva di rendersi conto, sotto tutti gli aspetti utili, attraverso uno sguardo, una parola, un'osservazione, quale fosse lo stato delle cose fra quelle quattro mura, ed anche fuori… La sua intuitività era certamente una dote naturale che si era affinata nel tempo, anche con l'abitudine a prestare attenzione a più oggetti e a più situazioni contemporaneamente. Tutto ciò le procurava, per conseguenza, affetto, considerazione e rispetto da tutti, sia nell'ambiente scolastico, sia in quello della sua Casa di Morgex. Cosicché stupì quel che avvenne una mattinata in cui Anna, diversamente dal solito, era alla Casa: Riccardo da un po‟ di tempo si era presa l'abitudine di lasciare ogni giorno il bar anzitempo per avviarsi verso Aosta con largo anticipo; e questa licenza procurava indubbi disagi a Nicoletta nell‟ organizzazione del lavoro: ebbene, ad una garbata osservazione di Anna, il giovane le rispose a male parole, e andò via sbattendo la porta. In serata, verso l'ora di cena, Riccardo ricomparve e sembrò molto confuso. Vide Anna in fondo alla sala del bar, le si avvicinò e farfugliò qualche parola di scuse con il capo chino; Lasciamo stare, Riccardo – ribatté Anna - io voglio soltanto che tu faccia il tuo lavoro rispettando gli orari: non possiamo permetterci che ogni giorno te ne vada alle undici invece che a mezzogiorno e un quarto; già sei qui soltanto per mezza giornata... e fai anche le ore di lezione. Non voglio conoscere i motivi del tuo nervosismo, desidero solo che tu sia contento e ci dia una mano nel modo migliore per noi e per te. Ora vai a casa tranquillo e da domani si ricomincia alla grande. Riccardo ringraziò, le strinse la mano che lei gli porgeva e uscì. Si seppe poi, malgrado che questo chiarimento non fosse stato richiesto, che Riccardo se ne andava in anticipo perché aveva conosciuto una ragazza ad Aosta e voleva vederla all'uscita da scuola. Riccardo si organizzò diversamente con la ragazza e fece in modo di non sgarrare più sull'orario. I due giovani presero a vedersi dopo l'impegno di lui dal Consulente del lavoro: cenavano in un Mc Donald's in città ed avevano comunque la possibilità di stare insieme la sera: Riccardo offriva la cena alla ragazza, perché lei era all‟ ultimo anno di liceo e non disponeva di guadagni propri. Tramite la fidanzata lui conobbe alcuni amici ad Aosta e con lei o in compagnia passava le serate. Capitò, dopo un certo periodo, che il Consulente del lavoro chiedesse a Riccardo se avesse voluto dedicarsi a tempo pieno alla pratica nel suo studio, perché una persona del suo staff era andata in pensione e ora il lavoro da sbrigare era cresciuto: e al ragazzo sembrò la migliore soluzione, per il fatto che prima o poi avrebbe dovuto fare una scelta per l'uno o l'altro dei due mestieri e questo gli sembrava a lui più congeniale; senza contare che in questo modo poteva frequentare più regolarmente la sua ragazza. Alla Casa di Morgex salutò tutti con affetto, ringraziò per quello che aveva imparato e si dedicò assiduamente, ad Aosta, all'amministrazione della contabilità del personale aziendale e alla preparazione dell‟ esame da professionista del lavoro. Anche tra Martina e Marco, dopo la domenica a Courmayeur in casa di Antonio, era nata qualcosa di più di una simpatia. I due pranzavano e cenavano nel bar abitualmente allo stesso tavolo e si raccontavano la propria giornata con quello spirito proprio dei giovani di quell'età, fatto di ottimismo autentico, capace di tenere in non cale qualsiasi preoccupazione. E con tutto ciò, non mancavano neanche di consigliarsi sovente l'un l'altra sul modo di affrontare gli eventi della loro esistenza. Ma bastò che Marco una volta descrivesse i pregi morali e fisici di Ethel per far saltare sulla sedia Martina, che gli urlò che se gli piaceva Ethel andasse con quella, e non si facesse più vedere. Dopo averla fatta ritornare alla calma, Marco le disse: Scopro ora quanto tieni a me; anch'io, stanne certa, ti voglio altrettanto bene. 

Passata la buriana, presero anche l'abitudine di andare a far visita insieme, la sera, a Ethel che abitava sempre nella sua casetta accanto all'olmo a Saint Nicolas. La giovane inglese, estroversa com'era, raccontava loro mille cose a proposito delle sue esperienze negli altri paesi europei e di tutto quello che di bello aveva visto; aveva la grande abilità di rendere come dipinte le cose che descriveva cosicché Martina e Marco si entusiasmavano e facevano propositi di andare a visitare quei paesi di cui, certo, avevano già sentito parlare, ma mai in termini così convincenti. AllOstello della Gioventù di Saint Raphael, in Costa Azzurra – disse una sera Ethel – conobbi un ragazzo olandese, bello da impazzire; mi raccontò che aveva fatto per un po‟ la guida per stranieri ad Amsterdam per conto del locale ufficio del turismo, poi era partito verso il sud, per cercare sole e avventura. Si era fermato lì perché aveva trovato l'uno e l'altra. Vivemmo inseparabili per quasi un anno; fu un periodo travolgente ed unico, si faceva l'amore ogni sera, si pensava soltanto in funzione dell'altro, si voleva soltanto vivere, vivere ogni momento; poi io cominciai a pensare cose balorde: mi preoccupai di essermi legata troppo presto, di limitarmi altre conoscenze. Questo pensiero mi perseguitò per un po‟ , poi decisi di andar via. Quel ragazzo, quando venne a salutarmi, mi disse: Se vorrai rivedermi, torna qui: mi troverai. Io ti aspetterò sempre. A volte sorge ancora in me il desiderio di tornare; poi mi dico che la realtà in nessun modo potrebbe superare il sogno. Marco e Martina, la sera successiva, ringraziarono Ethel della confidenza che aveva voluto fare loro: Non racconterei a tutti queste cose – disse Ethel – soltanto a quelli che giudico in grado di capirmi. Non c'è bisogno di frequenti conferme, quando si è veri amici, perché anche i comportamenti più semplici rivelano i reciproci sentimenti: questo accadde per Marco e Martina verso Ethel, e furono sempre ricambiati. Una vita come quella di Ethel – diceva a tavola, un giorno, Marco a Martina – è davvero affascinante: dall‟ età di ventanni si sposta in giro per il mondo senza darsi una meta, obbedendo all‟ istinto che la porta in cerca di ciò che può appagarla; c'è bisogno di tanto coraggio e coerenza. La sua è una scelta di vita, condivisibile o no, ma certamente una grande scelta. Saresti capace di fare altrettanto? lo metteva alla prova lei. Non credo – rispose il giovane - io ho bisogno di sicurezze, di radici; se le tolgo da un posto devo trapiantarle in un altro: questo è avvenuto quando arrivai qui con Giacomo, anni fa; non avrei potuto continuare a muovermi senza fine. Io mi sono spostata proprio poco dal mio paese – osservò Martina – ma, per quanto mi riguarda, credo che l'importante nella vita sia essere in pace con se stessi; non si può dire cosa sia preferibile in assoluto, ognuno deve avere l'intelligenza per capire le proprie inclinazioni, e comportarsi di conseguenza. Per ciò, in questo momento io mi accorgo di vivere in un ambiente positivo e sano, che mi piace, e questo mi basta: almeno per ora non lo cambierei con altri posti…. dovrebbe esserci una ragione per andarmene; senza contare – proseguì sorridendo Martina – che qui ho un ragazzo che assomiglia tutto all'olandese di Ethel. Marco arrossì: Che fai, sfotti? scavalcò il tavolo e le appioppò un bacio interminabile.

Mercoledì 17 febbraio 2021

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