Nazismo e sessualità: love is love

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Nazismo e sessualità: love is love

Per sfatare il luogo comune del rigido nazifascista che ce l'ha coi libertini, facciamo un tuffetto nella storia

di Gianluca Valpondi

Hitler con Mussolini
Hitler con Mussolini

In un clima pseudoculturale dove il mainstream massmediatico addita spesso e volentieri come simil-nazifascisti tutti coloro che apertamente si schierano contro il pansessualismo dilagante e pure contro la folle ideologia gender, censurando ovviamente papa Francesco quando paragona gli esperimenti di neocolonizzazione ideologica gender a “Gioventù hitleriana” e “Balilla”, in questo clima dicevo occorre fare un minimo di chiarezza per capire davvero di cosa si stia parlando, perché le parole abbiano un significato collegato alla realtà. E allora mi pare opportuno fare una lunga ma non noiosa citazione dal volume di Walter Langer Psicanalisi di Hitler, edito da Garzanti 1973-75 (The mind of Adolf Hitler, 1972, Basic Books), uno studio psicanalitico “per trent’anni gelosamente custodito negli archivi di Washington alla stregua dei documenti politici e militari più segreti (…) redatto nel 1943 per incarico del servizio di informazioni statunitense” (dalla quarta di copertina del volume). L’autore parla anche della vita sessuale di Hitler e a un certo punto (pp. 114-115-116) afferma quanto segue.

«I camerati di Hitler sanno bene quanto il dittatore sia, nei suoi rapporti con le donne, lontano dall’immagine di asceta che egli stesso e i suoi uffici di propaganda amano divulgare presso il popolo tedesco. Ma nessuno di loro, tranne forse Hoffmann e Schaub (suo aiutante personale), conoscono precisamente la natura della sua vita sessuale, e ciò ha generato molte congetture nell’ambiente del partito. Taluni ritengono che la sua vita sessuale sia perfettamente normale, ma assai sobria. Altri credono che egli sia del tutto immune da tentazioni di questo genere, e che non accada mai nulla di particolare quando Hitler si intrattiene solo con giovani donne. Altri ancora lo ritengono un omosessuale. Quest’ultima versione si fonda soprattutto sul fatto che nei primi tempi del partito gran parte della cerchia più ristretta era formata da elementi notoriamente omosessuali. Roehm non fece mai mistero della sua anormalità, e Hess era noto col nomignolo di “Frau Anna”. Ce n’erano poi molti altri, e appunto per questo motivo si suppose che Hitler appartenesse alla categoria. Se si riflette all’importanza che il dittatore dava all’immagine della propria purezza, e della missione che egli incarnava di costruttore di una più grande Germania, è straordinario costatare quanto poco si preoccupasse dei cattivi costumi dei suoi camerati. Non è mai accaduto che ne limitasse le libertà, tranne che in occasione del “bagno di sangue”, nel 1934, quando addusse il pretesto che il partito andava purgato di tutti questi elementi indesiderabili. Lochner riferisce in proposito: ”L’unico requisito richiesto per divenire membro del partito era che il candidato fosse ^incondizionatamente obbediente e totalmente devoto a me^. Quando qualcuno domandò se il criterio valesse anche per ladri e criminali, Hitler ribatté: ^Le loro vite private non mi riguardano^”. Ludecke testimonia che, parlando di alcuni moralisti che si lagnavano delle azioni di uomini delle SA, Hitler…”preferisce che le sue SA allunghino le mani sulle donne, piuttosto che sui portafogli gonfi. ^Perché dovrei occuparmi della vita privata dei miei seguaci…A parte quello che Roehm ha saputo fare, so che posso fare completo affidamento su di lui…^”. Rauschning afferma che l’atteggiamento generale, nell’ambiente del partito, era: “Fa’ quel che ti pare, ma non lasciarti pescare”. Non tutti gli alti gerarchi nazisti condividevano l’atteggiamento tollerante di Hitler. Il capitano von Mueke si dimise dal partito con la seguente motivazione: “Il partito del popolo non è più un partito di gente rispettabile; ha degenerato e si è corrotto. In una parola, è un porcile”. Rauschning esprime un giudizio del tutto affine: “Più disgustoso di qualunque altra cosa è il miasma puzzolente di sessualità furtiva, pervertita, che emana e ammorba l’atmosfera intorno a Hitler, come un effluvio diabolico. Nulla in questo ambiente è schietto. Relazioni clandestine, sentimenti falsi, segrete brame, così come le mistificazioni e i simboli: niente di ciò che circonda quest’uomo è naturale e genuino, niente ha la freschezza di un istinto naturale”. Uno degli hobbies di Hitler più accuratamente nascosti al pubblico è il suo amore per la pornografia. Aspetta con impazienza ogni nuovo numero di Sturmer, e quando finalmente gli arriva, lo sfoglia con avidità. Sembra trarre un piacere ghiotto dai racconti e dalle vignette piccanti che caratterizzano il periodico. Secondo Rauschning, Hitler disse una volta che lo Sturmer “era una forma di pornografia da consentire nel Terzo Reich”. Hitler possiede anche una nutrita collezione di nudi, e a quanto sostengono Hanfstangl e altri, lo diverte assistere, nella sua sala da spettacolo privata, alla proiezione di film lascivi, alcuni dei quali preparati apposta per lui dal fido Hoffmann”».

In un altro passo dello studio da lui coordinato (furono interessati vari esperti psicanalisti americani), Langer, a proposito della figlia di Hoffmann, Henny, scrive “Qualche tempo dopo l’episodio di cui sopra, Hitler nominò Hoffmann fotografo ufficiale del partito, e gli concesse il diritto esclusivo delle sue fotografie. A quanto si dice, l’esclusiva fruttò a Hoffmann, nel corso degli anni, parecchi milioni di dollari. Tra i camerati di Hitler correva voce che questi avesse commesso qualche genere di imprudenza sessuale con Henny, e che la concessione dell’esclusiva al fotografo Hoffmann rappresentasse il prezzo del suo silenzio. Comunque, Henny sposò subito dopo Baldur von Schirach, capo del movimento giovanile nazista, che si ritiene fosse un pederasta. La famiglia di Baldur si oppose violentemente al matrimonio, ma Hitler insistette personalmente” (p. 112).

La notizia delle possibili tendenze omosessuali del capo della Gioventù Hitleriana (oltre a quella ormai provata del filonazismo di Wagner e della sua musica) trova un’eco alle pp. 158-159 del volume Berlino. Ambasciata d’Italia 1939-1943 di Leonardo Simoni, Migliaresi Editore in Roma. Quivi si legge: “Giovedì 8 agosto. Mentre Alsazia, Lorena e Lussemburgo passano all’amministrazione civile del Reich, cioè vengono senz’altro annesse, si effettua un importante movimento di Gauleiter che permette anche di coprire alcuni scandali della casta nazista, in particolare quello del Gauleiter di Monaco, Wagner, (implicato in un affare di corruzione di minorenni), e quello di Baldur von Schirach, che passa dalla direzione della Hitler-jugend, a Vienna (dopo una condanna per pederastia). Non credo che esista o sia mai esistita al mondo, forse dal tempo del basso impero, una classe dirigente più tarata e più lurida di quella che, governando il Reich, dovrebbe prepararsi a comandare il mondo. Sono tutti meschini individui, incolti, volgari, cupidi e senza scrupoli che, in premio della loro animalesca fedeltà, ricevono governi di province vaste come stati; vivono circondati da un lusso sfrenato, possiedono un’onnipotenza da satrapi, rubano, si ubriacano come bestie, si circondano di donnette e di efebi, amministrano col criterio del conquistatore. E, ciò che più è interessante, sono dalla massa del pubblico, ad un tempo disprezzati e ciecamente ubbiditi.”

Non voglio qui soffermarmi sulla sessualità di Hitler, che secondo gli studiosi presenta tutti gli aspetti della perversione sado-masochistica con annesse indicibili parafilie (cf. Anatomia della distruttività umana di Erich Fromm), ma piuttosto sottolineare come il “clima sessuale” che circondava la sua persona era sostanzialmente quello della totale sregolatezza: love is love, insomma. Il citato Rauschning parla di mistificazioni e simboli; mutatis mutandis, mi viene in mente l’arcobaleno…Riprendiamoci l'arcobaleno! È un segno biblico di speranza, di alleanza tra Dio e gli uomini!

Mercoledì 22 agosto 2018

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