P. Luigi Kerschbamer missionario: le Lettere. La quinta lettera: Una domenica ad Ampére

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P. Luigi Kerschbamer missionario: le Lettere
La quinta lettera: Una domenica ad Ampére

Una domenica di ottobre ad Ampére. Una domenica come tante altre, dedicata, come pure tutti i giorni della settimana, all'annuncio della Parola del Signore e alla costruzione del Suo Regno, nel cuore degli uomini

di Gutti Carpineti

UNA DOMENICA AD AMPÉRE

Una domenica di ottobre ad Ampére. Una domenica come tante altre, dedicata, come pure tutti i giorni della settimana, all'annuncio della Parola del Signore e alla costruzione del Suo Regno, nel cuore degli uomini.

Ero abituato per tanti anni ad essere svegliato dal suono dell'Ave Maria, sia a Roma che a Genova, dove un campanaro rincorreva l’altro e le tante campane facevano un concerto di lode, invitando i cristiani alla gioia. Qui invece la lode e l'allegria sono ancora più naturali: in mancanza di campane ci sono i galli, forse più numerosi delle campane, sia di Roma che di Genova, ed anche più mattinieri. Come ricordo del passato, ho solo un campanello dal suono dolce e me ne servo per dare il segnale di alzata ai seminaristi.

Il giorno, oggi, si presenta particolarmente bello. Da solo quindici giorni non piove più, ma siamo al momento più delicato per le piantagioni di mais, fagioli e tabacco. È il momento più bello della primavera ed é una giornata spettacolare, perché ieri sera finalmente è piovuto; il frastuono dei fulmini e dei tuoni non è stato proporzionato alla poca pioggia, quanta è bastata però per dare a tutti un nuovo ottimismo: come l'acqua ha purificato ogni cosa dalla terra e dalla polvere rossa di questa regione, così ha pure purificato i cuori dal timore e dal pessimismo.

Una domenica ad Ampére
Una domenica ad Ampére

Una domenica mattina così è piena di speranze per tutti, ma particolarmente per un sacerdote, perchè è il momento della messe abbondante. Già l'incontro del mattino, in cappella assieme ai seminaristi, prende un tono di lode, sia nelle preghiere, sia nei canti. È il giorno dell'azione, è il giorno della grazia, ma è anche il giorno dell'umiltà, per andare avanti a preparare la strada, perché il Signore ne possa prendere possesso. È il giorno della fiducia in Dio, il giorno della risurrezione.

In questi luoghi, alla domenica, il sacerdote dovrebbe farsi in cento, invece siamo in tre e ci sarebbe da provvedere a più di trenta comunità. Ognuno fa quello che può.

Con il gruppo dei piccoli seminaristi, prima di uscire, passiamo ancora una volta nella cappella per prendere «la luce» necessaria per illuminare i fratelli che incontreremo in questo giorno. La nostra meta oggi è una comunità a dodici chilometri di distanza. Nel nostro pulmino, durante il viaggio, risuonano canti di gioia e di preghiera. Non possiamo fare la strada prevista perchè c'è troppo fango, ma questo non ci impedisce di arrivare puntuali alle nove per l'inizio del culto. Molti sono già radunati davanti alla cappella, che è di legno, come tutte le altre delle varie comunità. La nostra presenza qui è solo di preghiera e di animazione. Un piccolo sostegno nei canti e nella liturgia, perché i fedeli possano fare meglio da soli la prossima volta; infatti novantacinque volte su cento queste comunità celebrano da sole il proprio incontro domenicale, senza la presenza del sacerdote. In passato si riunivano per recitare solo il rosario e una donna mi raccontava, con orgoglio e fede, che per vent'anni di seguito ha sempre recitato e animato il Rosario, nella sua cappella, assieme a tutta la comunità.

Da qualche anno invece ogni comunità si riunisce per una celebrazione della Parola di Dio e per la preghiera comune. In molte comunità, dove è presente il ministro straordinario dell'eucaristia, (nella diocesi di Palmas, alla quale appartiene Ampére, ce ne sono già oltre seicento ), durante la celebrazione comunitaria, viene distribuita anche la S. Comunione. La liturgia viene animata dall'insieme dell'equipe liturgica e dai catechisti; nella celebrazione si intercalano preghiere, canti, letture, silenzi, ma tutti hanno la consapevolezza che una Messa, una celebrazione eucaristica, sarebbe una preghiera molto più perfetta. Ne sono certamente coscienti anche i nostri seminaristi, che si stanno preparando per assumere il ruolo di pastore spirituale per queste comunità.

Il problema vocazionale è sentito qui con tutta la sua urgenza; c’é tutto un popolo che prega per le vocazioni. Così è anche per noi Agostiniani Scalzi: se ci siamo presi l'impegno di occuparci di queste comunità è a causa della preghiera gridata dai cristiani senza sacerdoti. Se in un tempo brevissimo è stato costruito e aperto un seminario, è grazie alla preghiera di tanti per le vocazioni. Esse sorgono numerose perchè un popolo ama e desidera i sacerdoti.

In questa preghiera, in Brasile, viene coinvolta la maggioranza delle famiglie cristiane. Si tratta di gruppi di trenta famiglie ciascuno, con una cosiddetta «Cappellina» della Madonna. Nel giro di un mese questa cappellina, che contiene l’immagine e un mini-altare, passa di famiglia in famiglia: si chiama «visita della Madonna». Nella famiglia, in cui sosta la «Cappellina», tutti i familiari si riuniscono e recitano il S. Rosario per le vocazioni. Per avere il privilegio di questa visita le norme sono severe, appunto perchè la preghiera sia più efficace: la famiglia deve essere in pace con i propri vicini, essere una famiglia unita, non essere coinvolta con lo spiritismo ecc. Nella nostra parrocchia i gruppi così, sono oltre una sessantina, che, moltiplicati per trenta famiglie, che normalmente sono molto numerose, danno un buon numero di cristiani che pregano.

Alle vocazioni è dedicato l'intero mese di agosto. Ad ogni settimana, con la relativa domenica, viene assegnato un tema di preghiera e di sensibilizzazione, considerando i vari tipi di vocazione e il ruolo di ogni cristiano. Nel nostro caso si tratta dell’ultima domenica di agosto, festa di S. Agostino, tradizionalmente dedicata al seminario, anche perché è la ricorrenza del primo anniversario della sua inaugurazione. In questa occasione si è manifestato anche il generoso materiale da parte della popolazione, nonostante le grandi difficoltà, dovute sia alla grande siccità, che ha lasciato a mani vuote tutti gli agricoltori, sia alla peste suina sia alle grandi gelate, che hanno quasi tolto le ultime speranze di un nuovo raccolto. Nonostante questo si è visto il grande amore per il seminario da parte dei fedeli.

Assieme ai seminaristi leggevo in cappella la lista di tutti i doni che ci sono pervenuti per la festa di S. Agostino, perché, per ogni cosa, il Signore desse la ricompensa giusta ai nostri benefattori. Ma è stata una meraviglia veder arrivare farina, formaggio, burro, latte, e inoltre… ben dieci porci, duecento galline, duemila uova (se non di più).

Dopo il culto, un giovane di vent’anni, che è il maestro della comunità e che per il prossimo anno scolastico pensa di entrare in seminario, ci invita a visitare la scuola, l’unica costruzione in mattoni della zona: solo due sale, poche diremmo noi, ma è qui che egli sta passando i giovani della sua vita a servizio della comunità. È l'unico maestro di questa piccola comunità rurale e sta studiando il penultimo anno delle magistrali per corrispondenza! Mi racconta che al mattino ha sessantacinque alunni della seconda, terza e quarta elementare e intanto mi mostra la stanzetta, che gli serve contemporaneamente da segreteria e cucina, perché, al pomeriggio, deve fare scuola a quelli che frequentano la prima elementare, mentre, di notte tiene ancora un corso di alfabetizzazione per adulti.

Rivedo anche una donna, giovane di età e ancora più di aspetto nonostante i suoi sette figli, tutti maschi, di cui il maggiore di nove anni. La ricordo perché è sempre fedele agli incontri di preghiera del primo giovedì del mese, che qui in Brasile è dedicato alle vocazioni. La sua preghiera e la sua speranza sarebbero che il Signore si scegliesse almeno uno dei suoi figli per il suo servizio specializzato.

La giornata è ancora lunga, il sole è già alto, altra messe è pronta per la raccolta. Il silenzio della natura, accompagnato dal canto degli uccelli e dei grilli e dal brusio del vento sulle cime degli alberi, evidenziato ancor più dal fatto che uomini e animali adesso riposino, celebra a modo suo il giorno del Signore.

Questi e tanti altri sono i doni che il Signore semina lungo la strada per i suoi messaggeri. Tutto porta i suoi frutti, compreso il pizzico di nostalgia, che non lascia dimenticare famiglia, fratelli, amici e passato.

Martedì 2 marzo 2021

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